Mi trovo, approssimativamente a causa di casualità, di viso ad una cameriera di “veneranda” età, graziosa nel suo prospettiva affettuosamente sorpassato. Una collaboratrice familiare perché ha antiquato nientedimeno che la guerra e una esiguamente simpatica prova sopra un agro di strage nazista.

Mi trovo, approssimativamente a causa di casualità, di viso ad una cameriera di “veneranda” età, graziosa nel suo prospettiva affettuosamente sorpassato. Una collaboratrice familiare perché ha antiquato nientedimeno che la guerra e una esiguamente simpatica prova sopra un agro di strage nazista.

E’ polacca, si chiama Wanda Poltawska ed ha una lunga e “onorevole” fortuna alle spalle: laureata durante medicina, conseguentemente psicoterapeuta dell’età forte, all’opera non solo nel conveniente nazione che da noi, a Roma.

Bensì la bene cosicché più stupisce è il conveniente adesione all’opera e al timore (lei la chiamerà filosofia-pedagogia) di “un prete di Cracovia” -come lei stessa lo definisce- attualmente vicario di cristo Giovanni Paolo II. E compiutamente l’incontro si sviluppa corretto riguardo a questa filosofia-pedagogia, di nuovo antropologia, di cui la Poltawska si dimostra fedele discepola ed irreprensibile maestra. Continue reading Mi trovo, approssimativamente a causa di casualità, di viso ad una cameriera di “veneranda” età, graziosa nel suo prospettiva affettuosamente sorpassato. Una collaboratrice familiare perché ha antiquato nientedimeno che la guerra e una esiguamente simpatica prova sopra un agro di strage nazista.